17 000 km - Un solo nodo - Théo
La Boutique Del Bracciale

Denpasar, 6:12 del mattino. Il volo più lungo della mia vita.
Ci siamo incontrati dall’altra parte del mondo. Un colpo di fulmine su una spiaggia di Bali, sotto una pioggia monsonica che ci aveva costretti a rifugiarci nello stesso piccolo caffè di bambù. Lei leggeva un libro, io ordinavo un caffè. I nostri sguardi si sono incrociati. Era un anno e mezzo fa. Sono seguiti sei mesi di parentesi incantata, tra scooter, risate, templi dimenticati e tramonti sull’Oceano Indiano. Vivevamo giorno per giorno, senza pensare alla fine. Eravamo giovani, eravamo a Bali, e il resto del mondo non esisteva. Ci dicevamo che il futuro avrebbe aspettato. Ma il futuro non aspetta mai.
Lei è australiana, e io dovevo tornare in Francia. Il giorno della partenza, all’aeroporto di Denpasar, è stato il più difficile della mia vita. Il caos degli annunci, l’odore di cherosene, e noi due, nella nostra bolla, che non volevamo crederci. Ci siamo salutati una decina di volte, ogni volta più difficile della precedente. Cercavamo di ridere, di ricordare i nostri momenti migliori, ma le nostre voci si spezzavano. Non sapevamo quando ci saremmo rivisti. Né come. Le promesse sembravano così fragili di fronte alla distanza, di fronte ai 17.000 chilometri che stavano per separarci.
Prima che passassi i controlli di sicurezza, lei ha tirato fuori questo bracciale dalla sua borsa. Tremava leggermente mentre lo infilava al mio polso, le sue dita fredde contro la mia pelle. Ho annuito, incapace di pronunciare una parola, la gola troppo stretta. Ho chiuso la chiusura. Il 'clic' ha risuonato come l'inizio del conto alla rovescia, come il punto finale del nostro capitolo balinese. Sono partito senza voltarmi, non potevo.

Ogni sera, lo stesso rituale. Lo stesso nodo tra le dita.
È passato un anno. Un anno di fusi orari invertiti, di videochiamate che si interrompono proprio quando stiamo per dire qualcosa di importante, di “mi manchi” che pesano nel silenzio che segue. La vita è ripresa, il lavoro, gli amici, le abitudini. Ma c’è questa mancanza costante, questo vuoto che nulla colma. Questa sensazione di essere incompleti. Ogni mattina, mentre bevo il caffè, guardo questo bracciale. Passo il pollice sul nodo, sento la trama della corda. È diventato il mio rituale. La mia dose di coraggio per iniziare la giornata, il mio legame tangibile con lei.
A volte, in metropolitana o durante una riunione, lo tocco di nascosto. È un richiamo immediato. Un ricordo del suo sorriso, dell’odore della pioggia a Bali, del calore della sua mano. Non è solo un cordino blu. È il ricordo del suo sguardo in aeroporto, il peso della nostra promessa, il filo invisibile che ci unisce oltre gli oceani. Mi ricorda che la nostra storia, anche se complicata, anche se a distanza, è reale. Che non è stata solo una parentesi estiva. Ci sono giorni in cui è difficile. Giorni in cui ci si chiede se ne valga la pena, se non ci stiamo solo illudendo. E poi guardo questo nodo. Un nodo a otto, un nodo da marinaio che si stringe sotto la tensione. Più è difficile, più diventa solido. E questo mi fa sorridere.

L’amore non conosce distanze. Tenga il nodo sempre con sé.
Questo bracciale mi ricorda che lei vale la pena di lottare, di risparmiare, di aspettare. Ogni giorno, questo nodo mi dice di resistere. Mi sussurra la sua promessa. Il prossimo volo è tra tre mesi. Questa volta sono io ad attraversare il mondo. E nella mia valigia c’è una piccola scatola. Con lo stesso bracciale. Perché il suo nodo risponda al mio. Perché la promessa sia finalmente completa.
Il Bracciale Théo
Corda marina, nodo a otto, chiusura magnetica.
Nei colori della bandiera francese. Creato per durare.









